Rude: cibi fermentati e gourmet asiatico allo street bar “maleducato” di Centocelle

Rude

Era il 2015 quando il New York Times consigliava in un articolo su Roma un ristorante di Centocelle. Si trattava di Mazzo, suggerito dalla giornalista americana in visita nella Città eterna per la cucina romana creativa e preferito, di gran lunga, alla proposta enogastronomica del centro storico. La notizia mi aveva incuriosito al punto che di lì a breve, anche io decisi di provarlo Mazzo. E dopo averlo fatto, non me ne sono di certo pentita. Così, quando mi è arrivato appena qualche giorno fa un invito per un altro posto nello stesso quartiere, mi son detta: “Ok, andiamo. Magari anche stavolta tornerò a casa contenta”!

 

 

Sabrina Quartieri

Sabrina Quartieri per i Viaggi di Bibi da Rude Centocelle (foto @bsocialagency)

 

 

Spingersi fin lì, per me che sono di Roma sud, è stato un viaggio all’insegna della scoperta. Già da quando mi sono immessa su via Palmiro Togliatti che, di sera, con le luci abbassate, è capace di evocare in me un mondo pieno di fascino e mistero. Arrivare a Centocelle è stato un tripudio di emozioni miste tra interessata curiosità e timido timore – a essere sincera – di trovarmi in uno spazio che esula dalla mia zona comfort. Eppure, è bastato qualche tram passato sulla strada e l’insegna, da lontano, del posto che dovevo raggiungere a farmi sentire nel posto giusto. Proprio in quello dove sarei voluta essere…

 

Perché Rude Centocelle, che distrattamente e ingenuamente (da Sagittario quale sono) avevo immaginato si leggesse proprio “rude”, in realtà sottintende a un significato che sa di buono e che si propaga con tutta la sua colorata energia in ogni angolo del locale. Rude sta per “rumors delete”, un delicato invito ad abbassare i toni, a non esagerare, o comunque, a esagerare consapevolmente, con coscienza, in un microcosmo  che – specie in questi ultimi tempi – ci sta sfuggendo di vista, dal nostro controllo, a favore di un fintissimo  mondo dell’apparire, in cui non ci si riconosce più. Lo sanno bene i ragazzi del locale, cresciuti per strada nel mondo reale, a combattere ogni giorno per provare a creare qualcosa che fosse frutto della loro passione. E alla fine ci sono riusciti.

 

Cristian Ricci e Marco Zampilli da Rude Centocelle

Cristian Ricci e Marco Zampilli

 

 

Rude Centocelle, che si rifà anche al termine inglese “rude” (ovvero maleducato), è sì un cocktail bar con cucina gourmet del giovanissimo Filippo Benedetti, chef romano (di Roma nord) che vanta esperienze anche all’estero come a Londra e al pluripremiato Noma di Copenaghen, ma è soprattutto un baluardo di un pensare etico e, quando lo scopri, ci rimani più volentieri. L’ambiente è unico (a parte il dehors esterno), ricco di insegne luminose pop dalle pareti al soffitto, dove primeggia la più instagrammabile di tutte che recita (un po’ maleducatamente): “Don’t ask why”. E non mancano sui tavoli, anche tenuti sospesi con delle catene e con delle sedute con sgabelli, dei sottobicchieri un po’ irriverenti con hashtag del tipo “#fallorude” o “ètuttosbagliato”.

 

 

Rude Centocelle

 

 

Rude Centocelle è uno street bar aperto anche a pranzo e per raggiungerlo bisogna arrivare a via dei Castani 228.  Ad accogliervi ci sono Marco Zampilli, Cristian Ricci e tutto lo staff, rigorosamente in outfit total black, mascherina compresa. L’atmosfera è allegra, il team accogliente e per niente maleducato, in barba al nome del posto. Io ci sono stata ieri, per un interessante viaggio tra i sapori dei mondi (reali) conosciuti dallo chef di casa, dal Nord Europa all’Asia, fino a Cuba.

 

 

Lo chef Filippo Benedetti

 

 

Ecco cosa ho assaggiato: per cominciare, i Chicharrones, concotenna di maiale, crema di piselli, paté di tonno, salsa al lime, pop corn (con un vino Lambrusco dell’azienda La Collina); subito dopo, il Mr Potatoes Katsu Sando, un sandwich di pane bianco ripieno di frittata di patate fermentate, cetrioli, insalata aromatica e salsa chimichurry, un piatto ideale per chi è vegano (vino Cosmico dell’azienda Casale Certosa del Lazio); poi, un imperdibile Smoked Angus, una tartare di black angus, olio alla salvia, uova affumicate, funghi porcini fermentati e aneto (con un calice di vino ligure che si chiama “In origine bianco”); ancora, i Five spice goose gyoza, dei ravioli al vapore ripieni di anatra alle spezie, tartufo e uovo marinato (con un Cesanese del Piglio Senzavandalismi Docg – Cesanese di Affile); infine, un Millefoglie fermentato, con un’insolita sfoglia di patate americane e fave di cacao, ricotta e limone, basilico rosso (con un Passito Igt. – Malvasia puntina).

 

La Ceviche di Rude Centocelle

 

 

RUDE CENTOCELLE

Via dei Castani 228, Roma

Orario: 12:00 – 02:00

 

Sabrina Quartieri
sabrina.quartieri@gmail.com

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