Escursione a Gorée, l'antica "isola" degli schiavi in Senegal
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Escursione a Gorée, l’antica “isola” degli schiavi in Senegal

Escursione a Gorée - la statua della libertà

L’escursione a Gorée, l’antica “isola” degli schiavi in Senegal, è senz’altro l’esperienza da non perdere in viaggio. Si tratta di un’escursione molto toccante, che ci riporta indietro fino al tempo della schiavitù. Questa isola in Senegal a 20 minuti di barca da Dakar, infatti, è rinomata come antica “porta” degli schiavi verso le Americhe. Oggi, a distanza di secoli, è possibile ancora vedere quel passaggio, ultima frontiera di una vita libera per chi la superava. Ma Gorée è anche una cittadina in stile coloniale piena d’atmosfera, da vivere dopo il tramonto quando si svuota del turismo giornaliero…

 

A Gorée, “non una semplice isola, bensì un continente dello spirito” (cit. di un poeta canadese)

 

Il viaggio in traghetto da Dakar è di per sé un’esperienza che permette di familiarizzare con la gente del posto e di immergersi nella loro cultura, per una vacanza da vero “local”. Impossibile è restare indifferenti agli sgargianti colori dei “Boubou”, gli abiti tradizionali delle senegalesi che si recano al mercato sull’isola di Gorée per vendere i loro prodotti artigianali. Del resto, almeno fino a prima dell’arrivo della pandemia, la destinazione di fronte a Dakar era la meta turistica per eccellenza del viaggio. Un luogo di memoria che conserva molto del suo passato, ma che ha anche un volto vivace e grazioso, con le sue stradine acciottolate che si dipanano nel delizioso paesino dell’isola.

Escursione a Gorée in traghetto

Il mio tragitto verso Gorée

 

Una donna senegalese sul traghetto verso Gorée

Una senegalese in traghetto

  • Escursione a Gorée: la Maison des esclaves

Dall’isola di Gorée partirono ben 20 milioni di schiavi durante i secoli di dominazione portoghese, olandese e francese. Dal 1536 in poi, e fino al 1848 quando nei possedimenti francesi terminerà la schiavitù, questa isola fu uno dei centri di transito più importanti dell’Africa per la tratta degli schiavi verso le Americhe. Approdare a Gorée e raggiungere la “Maison des esclaves”, la casa dove venivano trattenuti i prigionieri (senza colpa alcuna) prima di essere costretti a imbarcarsi, è un’esperienza molto forte. Il guardiano che si prende cura da decenni di questo luogo della memoria sembra dirlo con lo sguardo profondo dei suoi occhi che la visita non è per tutti. Bisogna essere pronti a leggere e vedere cose molto dolorose.

 

La Maison des Escalves a Gorée

La Maison des esclaves

 

I viaggi di Bibi a La Maison des esclaves

Io all’ingresso della maison des esclaves

La corte della casa ospita delle anguste celle di un metro per un metro e 60, oltre a una piccola gabbia di pietra destinata a chi pensava di ribellarsi a questa condizione. Dei cunicoli bassissimi in cui volle entrare Nelson Mandela come gesto di solidarietà e vicinanza al suo popolo. Qui dentro finivano gli africani venduti dai capi villaggio in cambio di un’arma da fuoco, se si trattava di un uomo sopra i 60 chilogrammi o di una vergine, e di uno specchio in caso di bambini. Gli schiavisti si recavano nell’entroterra per il baratto, dove la popolazione non sapeva di certo nuotare. Così da Gorée nessuno riusciva a scappare (fosse anche solo per il fatto che tutt’intorno il mare era pieno di predatori affamati, come i pescecani). Solo chi si ammalava, aveva come sorte quella di finire in mare, gettato da padroni che si erano riservati il piano alto della Maison des esclaves, lontano dalle grida di prigionieri disperati, malnutriti e brutalizzati.

 

La maison des esclaves

La Maison des esclaves

La maison des esclaves a Gorée - una cella

Una cella della casa degli schiavi

Visitando la casa degli schiavi, si arriva alla “porta del non ritorno”: una volta oltrepassata, si saliva sul galeone e non si tornava più indietro. Fermarsi a contemplare il mare calmo, oggi, e immaginare quanto sia accaduto allora, è un momento che si deve al luogo e alla sua storia. Qui Papa Giovanni Paolo II chiese perdono. Lo fece rivolgendosi a Dio, parlando per conto di quei «cristiani che si macchiarono del crimine enorme della tratta». Sull’isola di Gorée, a testimoniare quel periodo buio della nostra storia, è anche un edificio a forma di antico galeone, noto anche come la “Statua della liberazione” e un grande museo ricco di documentazione, dove da alcuni disegni si apprendono le barbarie messe in atto durante le lunghe navigazioni verso le Americhe, con gli schiavi incatenati e sdraiati a terra, incastrati l’uno con l’altro.

La porta del non ritorno a Gorée

La porta del non ritorno

 

  • Escursione a Gorée: dove pernottare

Ma come dicevo prima, oggi Gorée è un’isola del Senegal che non dimentica ma che vuole vivere, offrendo il meglio di sé ai turisti, dal coloratissimo mercato, alle piazze vibranti di energie grazie agli abitanti dell’isola. Per questo vale la pena trascorrere la notte qui, quando le strade si svuotano del caos del turismo giornaliero. Passeggiando tra i vicoli variopinti con le tinte color pastello degli antichi palazzi in stile coloniale, si trovano tante soluzioni di alloggio, dalle guesthouse private agli hotel come La maison du marin. La cena vista oceano invece  è a “Le Saint Germain”, dove potete degustare un’ottima orata, del merluzzo o delle sardine.

 

Il pellicano a Gorée

Un pellicano sull’isola

 

Gorèe - l'isola

L’isola di Gorée

 

Gorée

Il mercato di Gorée

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