Cosa fare a Moorea per vivere l’isola polinesiana in modo autentico
Cosa fare a Moorea, se è la terza volta che ci torni e non hai più voglia di sentirti una turista? La risposta è proprio in questo blog post, dove vi svelo per punti come ho trascorso le mie giornate sull’isola ad agosto scorso. Tra l’altro, in un periodo che si è rivelato particolarmente fresco e piovoso quest’anno, rispetto alle altre volte in cui le temperature si aggiravano intorno ai 25 gradi e le giornate erano soleggiate.

Aspettando di salire a bordo del traghetto che da Papeete conduce a Moorea
- La prima cosa da fare è prenotare uno scooter per potersi muovere di giorno (la sera lo sconsiglio perché l’isola dopo il tramonto è particolarmente buia). Io ho scelto Rent a Bike, un baracchino che si trova a Le Petit Village, a pochi passi dal mio airbnb (Fare entre Terre et Mer). Un delizioso alloggio, rifornito di tutto, accanto ad altri bungalow in un giardino tropicale. Una soluzione individuata per non finire in un resort in mezzo ad altri turisti occidentali. La posizione è ideale, perché a cena a piedi si raggiungono i miei due posti preferiti dove mangiare: La Cabane du Lézard Jeune e l’O2 Coco. Con un paio di km invece, si arriva al ristorante Chez Tamahau, un locale tipico polinesiano che la domenica sera ospita spettacoli di musica e danze tradizionali (io non manco mai quando sono a Moorea, rigorosamente al tavolo in prima fila). Ma per le informazioni su dove mangiare a Moorea, ho scritto questo altro post.

Nel mio airbnb una sera prima di uscire a cena

La zona notte del mio airbnb
- Un’altra esperienza che adoro fare è assistere alla messa, la domenica mattina alle ore 8, nella chiesa cattolica di Papetoai, vicina al luogo di culto protestante, che officia alle ore 10. I canti accompagnati dalla musica, intonati dalla comunità locale in lingua tahitiana sono una delizia, come anche gli abiti in merletto bianco indossati con cappellino o con le ghirlande di fiori, come vuole la tradizione, dalle signore dell’isola.

Una preghiera durante la messa
- Fattibilissimo e alla portata di tutti (soprattutto prendendo il percorso a sinistra) è l’hiking attraverso la Montagna Sacra. L’ingresso (di 200 franchi) si paga alla casupola colorata nei pressi del villaggio di Papetoai, che si riconosce perché ha diversi pareo fiorati appesi e dei tavolini dove al ritorno si degusta un piattino di frutta offerto. Salire fino al punto panoramico dona un senso di libertà e quando si raggiunge la cima, si aprono due ampi scorci sulla laguna che invitano a rilassarsi contemplando le incredibili sfumature del mare.

Uno dei panorami del trekking alla Montagna Sacra
- Continuando i consigli su cosa fare a Moorea, la mia spiaggia pubblica preferita è La Plage de Ta’ahiamanu, con l’acqua verde smeraldo, le palme da cocco e la sabbia bianca finissima. Lì, nelle giornate di bel tempo, trascorrevo ore in letture o assorta in dolci pensieri. Almeno fino a quando un maialino si affacciava per curiosare tra i teli in cerca di cibo. Una vera star, fotografata da tutti, che ha persino un nome: Popotì.

Io che leggo stesa sulla spiaggia

Il maialino star

La Plage de Ta’ahiamanu vista dalla barca
- Una volta invece ho fatto il giro dell’isola in motorino, per avere un’immagine più completa di Moorea. Onestamente ho apprezzato le zone più selvagge e autentiche, dove ancora si incontrano solo polinesiani, come Haapiti, rinomata anche per il surf, Vai’anae e Maatea, mentre ho trovato meno affascinante quella di Maharepa, amata dai francesi, perché rifornita di boutique (oltre che di resort e banche).

Esplorando la Moorea meno turistica
- Per concludere il post su cosa fare a Moorea, come giustamente ha detto la mia amica italiana Silvia che si è trasferita nell’isola 30 anni fa, “bisogna essere meditativi per stare a Moorea, dove si trascorre il tempo alla spiaggia, leggendo, disegnando. Se invece sei un tipo smanioso, agitato, con la frenesia di fare sempre qualcosa, non è indicata”. Io stavolta ne ho assaporato l’essenza con un viaggio dai ritmi lenti e secondo Silvia sono “fatta per apprezzare la Polinesia come andrebbe vissuta”. Del resto, non sarà un caso se è il terzo agosto di seguito che ci trascorro le vacanze. Sarà davvero perché sono stata punta dal Tiare? Un modo di dire locale (piqué au tiaré) che indica la incontenibile nostalgia che ti spinge ogni volta a tornare.

Un mio look realizzato con un abito acquistato a Honolulu alle Hawaii


