Cosa fare a Jeddah: le esperienze da non perdere
Se state organizzando un viaggio in Arabia Saudita, con tappa a Jeddah, approfittate di questo post per lasciarvi ispirare. Sono tornata da poco dal Paese mediorientale, che ho avuto la fortuna e il privilegio di visitare in un momento storico in cui è ancora quasi del tutto inesplorato. Un’occasione d’oro per apprezzare l’autenticità del posto e immergersi nelle tradizioni locali, ma soprattutto per stare a contatto con la popolazione, accogliente e curiosa, gentile e cordiale.

Io in abaya con la mia guida ad Al-Balad
Come si raggiunge Jeddah?
Con un volo dalla capitale Riyadh di due ore (operato da Saudia). Appena atterrati in aeroporto, l’impatto è molto particolare. Per chi non è a conoscenza del fatto che Jeddah è l’hub principale per i musulmani in pellegrinaggio verso La Mecca e di Medina, è facile rimanere colpiti dal viavai di devoti in abito tradizionale bianco, diretti nelle città sante.
Ma cosa fare a Jeddah?
- Tra le esperienze da non perdere, se si ama il mare e ci si vuole concedere una fuga dalla città di mezza giornata, c’è l’escursione in motoscafo a Bayadah, una delle isole sommerse più belle del Mar Rosso saudita, con le sue acque cristalline turchesi sempre calme, che consentono di ammirare la barriera corallina e i pesci che la abitano, facendo snorkeling o salendo su un kayak. I tour operator sono tanti e a bordo sono riforniti di succhi freschi e cibo.

Sul motoscafo per Bayada

Paddle a Bayadah
- La passeggiata da non perdere è tra le tradizionali architetture di Al-Balad, gli incantevoli palazzi tipici “Hijazi” della Jeddah antica, Patrimonio dell’Umanità UNESCO, dove ammaliano i roshan, i balconi lignei sporgenti dalle intricate decorazioni. Per ammirarli dall’interno, basta raggiungere Beit Almatbouliin, un’antica dimora divenuta casa-museo. L’esplorazione continua tra i souq, su tutti quello dei beduini, e alla volta dell’antica moschea Al-Shafi’i, risalente al 1400. È qui che ho avuto la fortuna di ricevere un dono speciale: una una abaya tradizionale, l’abito in genere nero indossato dalle arabe nel luogo di culto, raggiunto dopo l’“adhan”, la chiamata del “muezzin” alla preghiera.

Jeddah storica

Architettura Hijazi

Beit Almatbouliin

Il souq beduino

moschea Al-Shafi’i
- Il ristorante della tradizione da non perdere, alle porte della Jeddah antica, è “Albasali”. Una cucina di pesce di qualità, dal lontano 1949, dove assaggiare il pescato rosso locale “Najel” che ricorda la spigola e l’orata. L’ambiente è rustico, le tovaglie di carta e il personale multirazziale, visto che Jeddah è da sempre la città più cosmopolita dell’Arabia Saudita, perché tanti pellegrini giunti al porto per andare nelle città sante, alla fine decidevano di fermarsi e continuare lì la loro vita. Infine, vale la pena provare il caffè saudita al cardamomo da “Diyab”, un localino in stile col curioso ingresso puntellato di “dallah”, le caffettiere in ottone col becco. Gli appassionati di essenze, potranno invece entrare nelle tante profumerie a caccia di oud.

Ristorante Albasali

Pesce Najel fritto

L’esterno di Diyab

L’interno di Diyab
Se questo nuovo post de I viaggi di Bibi vi ha ispirato e volete saperne di più, ho raccontato la destinazione in questo articolo pubblicato sul Messaggero. Se invece avete bisogno di chiarimenti, non esitate a contattarmi su Instagram. Con amore, Bibi.


