A Danzica nei luoghi della Seconda Guerra Mondiale: alla scoperta del gioiello sul Baltico dall’animo nobile

In questo post desidero partire condividendo con voi una suggestione molto simbolica…

Al Museo della Seconda Guerra Mondiale di Danzica, suoni vivi e assordanti come quello di tante macchine da scrivere appartenute a dissidenti politici, raccontano di due amici, poi acerrimi nemici, dello scorso secolo che hanno compiuto le peggiori atrocità, a partire dalle pulizie etniche. Lo spazio espositivo viene ospitato proprio nella città della Polonia più libera e tollerante, multietnica e accogliente: Danzica, il gioiello sul Baltico, mai schierata da una parte o dall’altra.

Per questo il mio sogno era poterla conoscere e rendere omaggio, con un mio racconto, alla sua bella storia, proprio nei giorni che precedono la commemorazione dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale, con l’invasione nazista di Danzica il primo settembre del 1939.

 

Danzica

 

Grazie a Polonia.travel per avermi ospitato e affidato questo compito. E mille grazie a una preziosa guida come Roberto Polce che mi ha svelato tutta l’anima nobile di una meravigliosa città che avevo nel cuore da anni.

 

Bibi

 

 

L’INIZIO DELLA FINE DEL TERRORE

Da fine marzo del 1945 e, per mesi, il fuoco appiccato dai sovietici divora una Danzica ormai abbandonata dai civili e dai militari tedeschi, che l’avevano difesa fino alla fine (per Hitler la “Festung”, o città fortezza, era troppo importante sulla via per Berlino. Il gioiello del Mar Baltico brucia, per sfregio, fino a consumare tutta la sua bellezza. Lo ricordano tre immagini storiche conservate sotto la volta della Porta d’Oro all’inizio della Via Reale. Un lungo corso che attraversa edifici e piazze tornati oggi al loro antico splendore, alternando stili e colori che ridanno dignità al “salotto” della città simbolo dell’altra Polonia. Ovvero, la gloriosa capitale della Lega anseatica, per secoli contesa tra Est e Ovest, pur avendo rivendicato sempre il suo status di città libera e tollerante.

 

 

NEI LUOGHI DELLA MEMORIA

Una crociera sulla Motlawa e sulla Vistola morta che attraversa con un galeone un porto vivo, tra cantieri navali dove si riparano imbarcazioni da tutto il mondo e cumuli di materiali per l’edilizia della Scandinavia, conduce fino a Westerplatte, la penisola polacca dentro la città libera di Danzica dove in passato si tenevano i depositi di armi e le munizioni. È a lei che, il 25 agosto 1939, si avvicina la corazzata della kriegsmarine Schleswig-Holstein, ufficialmente in visita di cortesia a Danzica, per rendere omaggio a una nave da guerra – la Magdeburg – affondata nel porto alla foce della Vistola durante la Prima Guerra mondiale.

La mattina del primo settembre 1939, alle ore 04:48, la nave apre il fuoco sulla città e Westerplatte, dando così inizio alla Seconda Guerra mondiale.

 

Dalla fortezza di Wisloujscie partono i cannoneggiamenti contro la penisola e contemporaneamente comincia l’attacco: nel sottocoperta c’era già un battaglione da sbarco pronto per l’assalto di guerra. Il comandante tedesco disse: <<Andate e conquistate Westerplatte. Tornate per pranzo>>. I polacchi hanno difeso la penisola per sette giorni. Ma purtroppo la Polonia era stata invasa da ovest via terra.

 

Una volta approdati sulla penisola, la prima tappa che fanno i visitatori è al muro di frontiera tra la città libera di Danzica e il territorio polacco, attraversato dai binari della ferrovia con cui uscivano le armi acquistate dalla Francia e arrivate a Westerplatte via mare. Qui si cammina tra fortificazioni e ciuffi di rose rugose che arrivano dall’Estremo Oriente del Nord che fanno un grande lavoro per consolidare le dune, resistono alla salsedine e al gelo, e sono ottime per le marmellate. Lungo la strada, si notano i lavori per ricostruire la passeggiata sul Baltico, devastata da una recente mareggiata.

 

Cimitero

 

La tappa successiva è alle lapidi del cimitero dei caduti polacchi (15 a Westerplatte, il 16esimo, il radiotelegrafista, portato alla caserma della Gestapo per farsi rivelare i codici, torturato perché non li rivelò e ucciso). Lo scheletro della caserma è sulla strada che porta al monumento commemorativo, con lo stemma dell’esercito polacco rimasto intatto (una riproduzione, l’originale è in un museo a Gdynia). Una circostanza che fu interpretata come la dimostrazione che la Polonia sarebbe risorta.

Il monumento ai caduti di tutti i litorali nella Seconda Guerra mondiale è invece una grande scultura che ricorda l’impugnatura di una baionetta conficcata nella terra.

 

La caserma

 

Delle strutture difensive di Westerplatte, l’unico edificio rimasto intatto è il posto di guardia numero 1, sul lato della Vistola morta. Sui muri si notano i colpi delle mitragliatrici e al loro interno un piccolo museo di cimeli ricorda l’attacco (alla sua base si vedono gli alloggiamenti delle mitragliatrici). In futuro, questa area ospiterà uno spazio museale più multimediale.

 

Mausoleo

 

 

Tornati a Danzica, il Museo della Seconda Guerra Mondiale (gratis il martedì), presenta un allestimento interno originale. Inaugurato il 23 marzo 2017, lo spazio in stile architettonico destrutturalista, un parallelepipedo piegato dedica alla guerra la parte interrata, come luogo degli inferi, mentre la parte superiore ospita la biblioteca e l’area ristoro.

Lo spazio ripercorre tre tappe: le cause della Seconda Guerra mondiale, le atrocità durante il conflitto e i fatti legati agli esodi postbellici. Con elementi vivi che conducono in un angosciante viaggio dell’orrore, sono da non perdere la sala dieci sulle pulizie etniche dopo la guerra, la 11 con la resistenza (manca tra tutte quella italiana), dalla 15 in poi (con la fine della guerra, dopo il conflitto e sui due lati della cortina di ferro) e l’ultima sala, intitolata “dalla guerra alla libertà”.

 

Museo della Seconda Guerra Mondiale

 

Museo della Seconda Guerra Mondiale

 

Museo della Seconda Guerra Mondiale

 

Museo della Seconda Guerra Mondiale

 

Museo della Seconda Guerra Mondiale (La Shoah)

 

A pochi chilometri da Danzica, Sopot è la località balneare Belle Époque fondata da un alsaziano nel 1823. Qui, al “Sofitel Grand Sopot”, sul mare con un elegante stile neobarocco francese e costruito nel 1927, venne ospitato Hitler subito dopo l’invasione tedesca e Marlene Dietrich, a Seconda Guerra mondiale terminata, perché, da tedesca, volle riconciliarsi con il popolo polacco (tenne nel Paese dei concerti).

 

Sopot

 

Ma Sopot regala anche un’esperienza imperdibile: si può passeggiare sul molo più lungo d’Europa, di ben 512 metri.

 

Sopot

 

Allo sbocco della via degli Eroi di Monte Cassino (il corso), si trova anche la prima vera gelateria italiana aperta in Polonia a metà degli anni ‘50. Il proprietario era un ex soldato del Reggimento tricolore che collaborava con i tedeschi. Qui i polacchi, da sempre, fanno la fila per mangiare i gelati italiani.

 

Gelateria italiana

 

 

Gelateria italiana

 

 

Nella verde Casciubia, un parco tutto di legno chiamato CEPR o Centro di educazione e promozione della regione Casciubia che si trova a Szymbark e che vanta 600mila visitatori all’anno, racconta la storia e le tradizioni polacche grazie all’idea del proprietario Daniel Czapiewski, che aveva una segheria. Tra le attrazioni, ci sono la filastrocca per bambini del XIII secolo, cantata da una simpatica guida, e gli assi di daglesia entrati nei Guinness dei primati (36,83 metri e 46,53, realizzati ciascuno da un unico tronco). Ma, soprattutto, c’è una casa che arriva dalla Siberia di 240 anni fa, costruita dai polacchi deportati dai russi. L’abitazione è posizionata accanto alla ricostruzione di una baracca del lager siberiano Rosji.

 

Casa della Siberia

 

Casa della Siberia

 

Lager siberiano

 

 

Ancora: qui, la casa capovolta “Dom Do Góry Nogami” (anche detta “a gambe all’aria”) è il monumento per protestare contro tutte le minacce (come la fame, la povertà e la guerra) di un mondo che non dovrebbe essere al contrario, come invece si mostra.

 

Dom Do Góry Nogami

 

Dom Do Góry Nogami

 

 

La gita più sorprendente che si può fare nei dintorni di Danzica è a Leba per vedere le dune mobili del “Parco nazionale Slowinski”.

 

Parco nazionale Slowinski

 

Parco nazionale Slowinski

 

 

Istituito nel 1967 con 186 chilometri quadrati tra dune, laghi costieri e torbiere, quello che un tempo era una laguna, oggi è uno spazio sconfinato di colline dorate che spostandosi si mangiano i boschi. La duna più alta del “deserto del Sahara polacco” è Góra Lacka: 36 metri.

 

Parco nazionale Slowinski

 

Ma questo è anche il luogo dove si addestravano i soldati tedeschi prima di andare a combattere nei deserti africani.

Base militare Afrika Korps

 

Qui si facevano anche le prove per i missili balistici, come il Rhein Tochter (la figlia del Reno) e il Rhein Bote (Messaggero del Reno). Dopo la fine della Seconda Guerra mondiale i russi occuparono la base ex tedesca per il loro programma spaziale… Oggi, questo piccolo museo, è aperto ai visitatori.

 

Per informazioni: www.polonia.travel/it; www.visitgdansk.com/en/; Instagram: @polonia.travel.it; Facebook:@poloniatravel).

La guida che consiglio, nonché GRANDE GIORNALISTA, è la mia: ROBERTO POLCE. Lo trovate qui: https://www.facebook.com/guida.turistica.danzica/

 

Sabrina Quartieri
sabrina.quartieri@gmail.com

BiBi gira il mondo!

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