Cosa fare e vedere in Transnistria, lo stato fantasma sovietico (che non esiste)

Nel post precedente vi ho annunciato un nuovo articolo alla scoperta di città fantasma sovietiche, dove girando si incontrano soldati di pace russi, statue giganti di Lenin, murales di propaganda sulle facciate dei palazzi e hotel fermi agli anni ’70, interessanti non tanto per dormirci – i servizi offerti sono davvero scarsi – quanto per fare un tuffo negli arredi e nei design tipici del regime comunista: siamo in Transnistria, che letteralmente vuol dire “oltre il fiume Nistro”.

Questo territorio – che ricomprende però la città di Bender al di qua del corso d’acqua – si è autoproclamato indipendente dalla Moldavia nel 1990. Girovagare al suo interno è come trovarsi nel set di un film ambientato nel mondo comunista dell’URSS.

Ma come si entra in questo Stato che non esiste, se non per la Russia che lo protegge con tanto di “corpi di pace”? E cosa di può vedere e fare in un’intera giornata?

Dogana per entrare in TransnistriaLa prima tappa è al check point al confine, dove si scende e si consegnano i documenti, per avere il permesso di trascorrere qualche ora in Transnistria. La situazione è surreale già da questo momento e la voglia di fare la prima foto è irrefrenabile, ma meglio evitare. I militari russi non autorizzano a scattare immagini. Superato il check point, la prima città che si incontra è Bender, dove vale la pena fermarsi per una visita nell’antica fortezza a ridosso del Nistro. Una cittadella aperta al pubblico solo otto anni fa, costruita dagli Ottomani in passato, e dove al suo interno si può visitare un piccolo museo delle torture, fare una foto-ricordo in abiti d’epoca e sparare con la baionetta. Ancora prima però, si può sostare al centro commerciale “Sheriff” che si incontra sulla sinistra e cambiare le monete moldave, i Lei, con i soldi della Transnistria, disponibili anche in plastica. Questo souvenir è la cosa più curiosa che ci si può riportare a casa dalla Repubblica che strizza l’occhio al mondo sovietico.

 

Clou della gita fuoriporta a poche ora dalla capitale moldava Chisinau, è la città più importante della Transnistria: Tiraspol. Lungo il suo viale principale, sono tanti gli scatti insoliti che si possono fare: si va dalle statue di Lenin davanti ai palazzi governativi ai murales socialisti, dai tank della Seconda Guerra Mondiale al Museo della Storia con tre memoriali, fino agli hotel decadenti tipici del mondo dell’Est che ha preceduto la Caduta del Muro. Durante la giornata, se si è in cerca di una tappa gourmet in città, il posto da non perdere è il ristorante ucraino “kumaneok”, davvero caratteristico e pieno di buone specialità. Lo si trova facilmente, rimane in centro.

 

Ma la cosa più stupefacente della Transnistria, è che proprio in questo stato che si è reso indipendente dalla Moldavia, si nasconde uno dei simboli dell’identità moldava, ovvero una deliziosa abitazione di campagna dove si può vivere un’esperienza davvero autentica e legata alla tradizione: si tratta della casa-museo della famiglia Karaman, ospitata nel villaggio di Tirnauca a pochi metri dal fiume e appena dietro un insolito museo di bottiglie. Qui, una volta varcato l’ingresso, ci si ritrova dentro un quadro fiabesco fatto di zucche, ricami, tappeti, stampe antiche e ciambelle di pane dalle mille forme. La dimora è centenaria ed è tipica moldava, e conserva gli arredi della cosiddetta “casa mare”, la grande stanza degli ospiti, della cucina e della camera da letto, dove non manca una bellissima stufa a fare da letto. Dormire e cenare a casa Karaman è un’esperienza indimenticabile e vale il viaggio. A rendere tutto più magico, è la padrona di casa, donna Angelica, pronta a raccontare aneddoti e a deliziare il vostro palato con i piatti tipici della tradizione, preparati con prodotti dell’orto e squisite conserve della sua colorata cantina.

 

 

Ma la Moldavia ha ancora tanto altro da svelare. Lo scoprirete nel prossimo post, dove vi parlerò di monasteri rupestri, monaci eremiti e un villaggio di vignaioli che vi porta in un’altra epoca…

 

 

Sabrina Quartieri
sabrina.quartieri@gmail.com

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